"Faccio cose, vedo gente, mi muovo... Conosco". Mindy: diario di una piccola viaggiatrice a spasso per il mondo

Un rebus con Sevilla nel cuore

Flamenco, azulejos e corrida: questi i simboli di Siviglia nel mondo.
Ma ce n’è uno dotto e di classe che sottile e di soppiatto si infila ovunque. Un rebus delicato che si porta stretto la sua Siviglia.

E’ una storia antica che si perde nella notte dei tempi, e parla di re, principi ereditari e lotte dinastiche. Era il 1282 quando Alfonso X, per sfuggire ad una terribile guerra che avrebbe sancito il diritto alla corona per il figlio Sancho IV, trova rifugio nella bella e calda  città andalusa che per sempre gli resterà fedele. E così Siviglia e la sua bandiera dall’anno successivo saranno ricoperti dal NO8DO.

L’otto tra le due sillabe non è altro che un rocchetto di filo, in castigliano madeja, e la figura si legge: “no-madeja-do”, rappresentando così la tipica espressione sivigliana No me ha dejado, non mi ha abbandonato…

La magia dell’Alcázar

Confesso che non lo sapevo. Non sapevo di aver un luogo magico così vicino a casa. Chiunque è pronto a spendere parole sull’Alhambra di Granada e la mia guida, fedele compagna, questa volta non mi ha aiutato.

Posso dire con certezza che non ho mai visto una tale meraviglia come l’Alcázar di Siviglia. Un intrico di stanze, giardini colorati, mosaici e fontanelle: uno spettacolo per gli occhi e per l’anima.

Come non perdere l’orientamento alzando gli occhi verso l’enorme cupola dorata del Salon de Embajadores, come non rimanere incantati dagli arabeschi e dai disegni del Patio de la Muñeca, quasi dei pizzi e dei merletti, come non sentirsi abbagliati dai colori vivi e accesi degli azulejos…

Un luogo che racconta la storia di re e regine, di naviganti e poeti, nella incantevole cornice di Sevilla.

Una comida divertente a Madrid

Tutti conoscono a Madrid il bellissimo ed elegante Mercado de San Miguel, pochi conoscono il Mercado San Anton, nel Barrio Chueca. Bello, economico e divertente.

Se a piano terra incontrerete un comune mercato, alla primera planta troverete tutto quello che desiderate mangiare. Sushi, tortilla de patata, empanada gallega, patè d’oca e fois gras… E un pasto non è un pasto qua in Spagna, se manca la cerveza, ospite fisso ad ogni tavolata!

E così, finirete ad assaggiare un po’ di tutto, aggirandovi per gli stand gastronomici con i vostri piattini, scegliendo e degustando prelibatezze e leccornie preparate per voi al momento. Una delizia per il palato e una gioia per gli occhi.

Il comandamento dell’Andalusia

Non dimenticarti mai di onorare le feste. E’ il comandamento dell’Andalusia, che mi hanno insegnato fin dal primo giorno, mettendomi in mano il calendario delle festività.

Il 28 febbraio è il “Dia de la Andalusia”, dal 2 all’8 aprile è festa: la Semana Santa, e poi c’è la Feria a fine aprile, insomma ogni occasione è buona per mangiare, bere e ballare. E qua lo fanno in grande stile.

E se si sposa tuo fratello, dovrai subito correre a comprarti uno dei bellissimi vestiti da cerimonia che illuminano le vetrine di calle Cuna (la via della fiesta)… Mentre le amiche sorseggiano vino bianco, comodamente adagiate su divani bianchi, tu sfili davanti allo specchio vestita di tulle e trine, come una novella principessa, mentre la commessa si affanna a ricoprirti di pizzi e di rose i capelli… Un altro mondo, provare per credere!

I falsi amici esistono anche a Sevilla: parte II

L’idea di portare Venezia e le mascherine colorate del carnevale italiano ha avuto un successone a scuola. L’esecuzione è molto semplice: cartoncino, colori e brillantini, e carta velina colorata per fare il velo.

Le maestre mi chiedono quale e come debba essere il materiale, e io, sicura del mio spagnolo mi lancio nella descrizione. Se non che l’aggettivo “colorado” (colorao in Andaluz) in spagnolo non significa “colorato”, ma “rosso”.

E quando mi sono trovata una quantità industriale di cartoncino e carta velina tutti di un unico colore, rosso, quando io stessa avevo più volte specificato tutto “colorados” non sapevo che pesce pigliare: che volessero fare, per onore di gloria, mascherine tutte della squadra di calcio del Sevilla???  Se solo avessi studiato un po’ meglio lo spagnolo!

Sevilla e la Cruzcampo

Destino, caso o fatalità, il mio indirizzo qua a Sevilla porta il nome di una delle birre più famose di tutta la Spagna: Avenida La Cruz del Campo. L’antica fabbrica, in tipico stile andaluso si trova proprio a pochi passi da casa mia.

Una storia colorata di rosso e giallo, come la bandiera di questa terra, un nome che porta dentro una religiosità vera e genuina che fa parte della vita quotidiana di ogni abitante: La CruzCampo è la birra per eccellenza di tutti gli Andalusi.

Il vecchio edificio, che sorge nel quartiere di Nervion, all’incrocio tra Av. La Cruz del Campo e Av. de Andalucia, deve essere una tappa obbligatoria per tutti gli amanti di birra: fatelo in onore delle numerose cañas (bicchieri di birra) che berrete nei bar della città per poco più di due euro…! E non dimenticate di notare la croce, che ancora sorge a fianco dello stabilimento: l’ultima stazione della Via Crucis, posta, un tempo, fuori città, che ha regalato il suo nome alla famosa cerveza.

Un caffè all’ombra della Cattedrale

E con gli occhi totalmente accecati dalla bellezza della Cattedrale di Siviglia, anche il caffè con leche ti sembra il più buono mai bevuto al mondo…

Quando il vocabolario sbaglia

Porto con me sempre in tasca un vocabolario italiano-spagnolo, così ieri quando i professori mi invitarono a pranzo in un posto dove a detta loro si mangiavano le migliori “gambas” della città, ho subito tirato fuori il mio dizionario.

Gamba, cavalletta. Basita, stupita e schifata, non sapevo come fare. Erano tutti felici delle loro “gambas” che non me la sentivo di dire loro che mi faceva rabbrividire solo l’idea.

Quando, finalmente a sedere, il cameriere ci porta il piatto di gamberetti sotto sale e scopro che sono quelle le famose “gambas”, tiro non uno, ma un monton di sospiri di sollievo… Dannato vocabolario!

Un rapporto conflittuale con l’elettronica

Ho un cellulare antenato del blackberry, anzi no, avevo.
Vederlo planare rovinosamente al suolo dall’alto di tre rampe di scale mobili della metro è una sensazione che auguro a tutti. La tensione di correre come una matta per le scale scansando la gente, che ovviamente se la ride, con la speranza che il tuo finto blackberry sia ancora funzionante è qualcosa di veramente unico.

Il cellulare ovviamente è da buttare. Però io ci tengo alle mie cose e non l’ho ancora buttato, l’ho conservato nel cassettino del comodino. E proprio questa mattina, quando potevo dormire beatamente (a Siviglia il sabato è un giorno di festa) il cellulare ha deciso di suonare. Sì, alle otto e mezza ecco che è partita la sveglia: l’ultimo gemito prima di morire.